Il mito del recupero del Cav. tra realtà, sondaggi e fifa Pd

Come si dirà “too close to call” in Bassa Lomellina, o lungo i bordi della famosa “linea pedemontana dal capitalismo molecolare”, come la chiamano i sociologi di scuola lombarda, là dove gli echi degli scandali metropolitani e della politica-chiacchiera giungono attutiti, e contano solo i fatturati, la crisi e il fisco che morde? Può darsi che non lo dicano affatto, e che l’Ohio se lo porti via il vento del 2011, quello che aveva condotto la sinistra a espugnare Milano ribaltando di brutto quel 56 a 33 per cento con cui nel 2008 il centrodestra aveva dominato. Leggi Grillo contro Ingroia, e Casaleggio-Axelrod a sognare Piazza del Popolo di Marianna Rizzini
22 AGO 20
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Milano. Come si dirà “too close to call” in Bassa Lomellina, o lungo i bordi della famosa “linea pedemontana dal capitalismo molecolare”, come la chiamano i sociologi di scuola lombarda, là dove gli echi degli scandali metropolitani e della politica-chiacchiera giungono attutiti, e contano solo i fatturati, la crisi e il fisco che morde? Può darsi che non lo dicano affatto, e che l’Ohio se lo porti via il vento del 2011, quello che aveva condotto la sinistra a espugnare Milano, province di confine come Mantova e Pavia, città straricche come Como e Monza e la maggioranza dei comuni in palio, ribaltando di brutto quel 56 a 33 per cento con cui nel 2008 il centrodestra aveva dominato. Può darsi che la mistica del recupero, del grande sorpasso, resti confinata ai sogni amici e al Berlusconi percepito dai media (un po’ meno dai social media, come certifica l’Osservatorio politico del Politecnico di Milano). Può darsi cioè che i sondaggi siano meno attendibili del solito (non per dappocaggine, ma perché in Lombardia un elettore su due si dichiara tuttora incerto, o propenso all’astensione).
Eppure i campanelli d’allarme della “contendibilità” suonano. E se prima erano un’allegra sveglia per la sinistra, ora non si sa. L’istituto SpinCon segnalava che Umberto Ambrosoli, grigio candidato della sinistra, è al 39 per cento, con Roberto Maroni che lo incalza al 37,9; mentre Gabriele Albertini (10,3) e la candidata grillina Silvana Carcano (9,7) non si schiodano dalla indesiderata funzione di far vincere o perdere uno degli altri due. Invece l’istituto di Mannheimer una settimana fa dava la vittoria al centrodestra al 36,7, sufficiente per conquistare il famoso bottino dei 27 seggi al Senato. Ma ieri l’istituto Tecnè, per Sky Tg24, annunciava il centrosinistra in sorpasso nella corsa al premio di maggioranza, seppur di un risicato punticino.
La verità, come dice il politologo Roberto D’Alimonte, è che dopo molti anni la Lombardia è tornata contendibile. Ma questo avviene non solo per un pugno di voti e giochi d’equilibrio, ma perché è andato sostanzialmente in frantumi il grande blocco sociale “pro.pro” (professionisti e produttori), ovvero il popolo delle partite Iva, le aziende e gli artigiani che da vent’anni conducono la loro lotta al fisco e alla burocrazia, la cui delusione si divide equamente tra Lega e Pdl. E che non è così sicuro che si faccia incantare un’altra volta. Certo, non è un corpo sociale che abbia in particolare simpatia Mario Monti, l’uomo del rigore fiscale e dei cordoni corti alla spesa. Ed è questo, spiegano gli osservatori, che impedisce ad Albertini di contendere davvero per la vittoria.

Dall’altra parte, la sinistra che qui non vince da vent’anni non per il destino cinico e baro, ma perché a quel blocco sociale pedemontano non ha mai saputo dire granché, ancora non convince. Così la regione ridiventata contendibile rischia di sfumare. Umberto Ambrosoli ha presentato nei giorni scorsi un programma fatto di desiderata più che di parole d’ordine, che non ha convinto i commentatori economici: fondo regionale per finanziare progetti industriali, accesso al credito per le start up, abbassamento della pressione fiscale sulle famiglie e soprattutto un “reddito di autonomia” per il reinserimento nel mondo del lavoro. L’obiettivo per Ambrosoli è arrivare a “incrementare l’occupazione di cinque punti percentuali, 300 mila posti di lavoro”. Il come arrivarci, resta più vago. Così, per divagare, Ambrosoli ha presentato anche un “patto del candidato” che impegna i futuri consiglieri a comportamenti virtuosi anche nella vita privata.
Ieri, per contro, è toccato a Maroni lanciare il suo programma, cercando di planare un po’ sulla realtà dalle alte quote retoriche del famoso “75 per cento delle tasse qui e ora”. Azzeramento dell’Irap, una moratoria di tre anni degli adempimenti burocratici alle imprese e una “moratoria sulla costruzione di nuovi centri commerciali” per valorizzare “il piccolo commercio e i negozi di vicinato”. Non proprio l’annuncio del new deal, insomma, anche se l’idea di una no tax area per le imprese di giovani ha suscitato interesse. Basterà per il soprasso? Nel Pd affiora un po’ di preoccupazione, ma forse è pretattica, buona per stanare gli indecisi e inchiodare gli altri al voto utile. Nessuno può dirlo di sicuro.